C’è un podcast, che mio figlio adora, che ad un certo punto tira fuori il Ministero delle Fiabe. E ieri sera, ascoltando insieme una delle tante puntate, mi sono ritrovata nel proseguimento narrativo ideale della conferenza in Senato.
Spoiler: il podcast si intitola Le Lallofiabe e lo trovate su Rai Play Sound Bambini, gratis e senza pubblicità. Un’ottima alternativa agli schermi.
Ma dicevamo: di cosa si è parlato a Palazzo Madama? Di una proposta di legge innovativa e coraggiosa che vuole regolamentare l’esposizione agli schermi, nella prima infanzia, cioè quando il cervello è in una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno, per crescere in armonia, di esperienze reali, non digitali. Giusto per ricordarlo.
La sensazione era quella di essere laddove le cose accadono davvero e le parole possono cambiare la vita di tutti noi.
Questo intreccio tra pubblico e privato – la conferenza in Senato e Le Lallofiabe in famiglia – l’ho preso come un inno alla fantasia e come un invito, a ricordarsi di portare carta, pennarelli e puzzle al ristorante al posto del tablet.

COSA DICE IL TESTO DELLA PROPOSTA
- UN LAVORO BIPARTISAN
La senatrice Simona Malpezzi (PD) è la prima firmataria della proposta di legge, appoggiata da tutte le forze politiche. Al suo fianco, la comunità scientifica rappresentata dalla Società Italiana di Pediatria e dal presidente Rino Agostiniani, e l’esperienza di chi, da decenni, si batte per i diritti dei minori, Terre des Hommes-Italia, con Federica Giannotta, responsabile relazioni istituzionali TDH e la consulente legale Marisa Marraffino, esperta di diritto minorile e digitale.
- LA SINTESI DI ANNI
La proposta di legge – snella, agile e quanto mai urgente – è un punto di arrivo e insieme una nuova partenza. In soli 10 articoli, il testo propone un cambio radicale nel modello culturale: non vuole colpevolizzare i genitori, ma creare un sistema nazionale di supporto. Mira ad accompagnare chiunque abbia una responsabilità educativa verso un uso sano del digitale, mettendoci, tutti, nelle condizioni di dire e fare qualcosa se la condotta non è quella giusta.
- IL PUNTO CENTRALE
“Fare in modo che nessun genitore si senta solo” è quello che è emerso in maniera chiara e corale da tutti i promotori. Per questo si chiede ai ministeri competenti (della Salute, dell’Istruzione e della Famiglia) di codificare delle Linee Guida nazionali e di fare rete. A cominciare dal coinvolgere i consultori durante i corsi preparato, i punti nascita e i pediatri. Parola d’ordine: prevenzione.
RIMETTERE AL CENTRO L’INFORMAZIONE
“Non possiamo più voltarci dall’altra parte – ha commentato Marraffino con carisma -. La nostra inerzia è una forma di abuso nei confronti dei bambini. La vera rivoluzione parte da noi adulti.
- IL SISTEMA-PAESE
Genitori, medici, ostetriche, puericultrici, educatori, assistenti sanitari… il disegno di legge punta sull’in-formazione e incarica tutte le figure che hanno a che fare, a vario titolo, con i bambini e le loro famiglie a fare qualcosa. Nel testo si legge ad esempio, che il pediatria potrà parlare di educazione digitale durante i bilanci di salute.
- I RISTORANTI
L’art. 7 è il più rivoluzionario perché si rivolge a chi i bambini li accoglie nella vita di tutti i giorni: strutture sportive, ludoteche, esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (e quindi agriturismi, ristoranti, bar, bistrot, gelaterie e chiringuiti!). Gli esercenti potranno appendere pubblicamente il materiale ufficiale informando sui rischi di un’esposizione precoce.
Della serie: basta ripetere “senza cellulare mio figlio non mi mangia”. Per i seri motivi neurologici che tutti conosciamo, ma anche per la povera lingua italiana!!

- IL COMMENTO DELL’ESPERTA
Alli Beltrame, esperta di relazioni famigliari e in azienda, podcaster e autrice Oscar Mondadori, dice: “siamo arrivati al punto in cui è meglio un cellulare in mano ad un lattante che un genitore esaurito. Ma così non può funzionare. Però oggi sono un po’ più sollevata di ieri. Finalmente si comincia ad agire e non solo a parlare di protezione digitale, considerando però anche la fatica dei genitori, che è un nodo cruciale del problema”.
“L’inversione di marcia – continua Beltrame -può partire solo da una relazione sana e sostenibile tra genitori e figli: sana perché consapevole delle responsabilità genitoriali. Sostenibile perché condivisa da un sociale presente e accessibile. Qui devono inserirsi le istituzioni, perché per crescere unə bambinə ci vuole un villaggio… Altrimenti, oggi, c’è il cellulare”.
- ROMPERE UN AUTOMATISMO
Avvertenza: questo non è un disegno di legge per ricchi o per chi si può permettere alternative glamour come il racconta-storie griffato, il giocattolo in legno di design o la tata skillata. Le alternative agli schermi sono tantissime, anche a costo zero (e il podcast di cui sopra è solo un esempio). Quello che serve non sono i soldi, ma la volontà di dare ai bambini l’attenzione che meritano, rispettando i loro tempi e i loro diritti.
- LINK UTILI
Qui ci sono alcuni spunti pratici. Leggi Mamma non darmi il cellulare, okay ma cosa fare? Tutto il resto è sul sito della SIP (compreso il testo della proposta di legge per chi volesse approfondire). Clicca qui.
Riascolta Mamma non darmi il cellulare: clicca sull’immagine o vai su Spotify
