Cosa sono le regole e perchè ci aiutano

Regole regole regole: in casa, a scuola, per strada. Sono le basi del vivere insieme eppure non è così immediato applicarle né accettarle. Può aiutare sapere che favoriscono il senso di sicurezza e di appartenenza, soprattutto nei più piccoli.

Nell’uso comune, spiega la Treccani, la regola è una “norma suggerita dall’esperienza o stabilita per convenzione”. Ad esempio le regole del gioco. Servono per stare in società, in armonia con gli altri. Limitano la nostra libertà certo, ma per favorire il rispetto di sé e degli altri. È insomma una questione di bilanciamento.

Come riportare tutto questo sui bambini? Anche i più piccoli hanno bisogno di regole per vivere bene. L’importante è che siano poche e chiare, altrimenti daremo loro la sensazione di muoversi in un fastidioso cespuglio fatto di limiti e divieti.

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Al contrario, stabilire delle regole permette di sperimentare spazio e tempo in sicurezza, in casa come fuori, e offre la possibilità di conoscere i confini entro cui muoversi: il bimbo scopre casa e come fare e, allo stesso tempo, l’adulto riesce a definire meglio come e quando intervenire. Sapere che in un certo ambiente ci sono certe regole specifiche, inoltre, favorisce il senso di appartenenza a quella determinata comunità.

Tra le regole base della genitorialità (e non solo), c’è anche la capacità di dire no. La regola questa volta vale più per noi che per loro! Dobbiamo imparare a dire di no, senza sensi di colpa, senza remore, senza incertezza. Dando delle spiegazioni adeguate all’età del bimbo e assumendo un atteggiamento che esprima amorevole fermezza (sul tema, Alli Beltrame ha scritto Invece di dire… prova a dire… Oscar Mondadori).

Eppure dire NO può risultare molto difficile. Come fare? Partendo dall’accettare che il NO è una parte fondamentale in tutte le relazioni, quindi anche in quelle adulto-bambino. Infatti, “non dicendo no al momento giusto, rischiamo di sottrarre possibilità e risorse a noi stessi e ai nostri cari” come ben esprime nel suo libro, ormai un classico dell’argomento, Asha Phillips, psicoterapeuta infantile inglese (I no che aiutano a crescere, edito in Italia da Feltrinelli nel 2013 e ancora in catalogo) .

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Inoltre, un esercizio utile può essere allenarsi, mentalmente, a superare il binomio NO=RIFIUTO. Dire NO non significa per forza rifiutare il bambino o le sue richieste, imponendo la nostra volontà. Dire NO, con delle motivazioni, è il corollario del dire sì: sono entrambi importantissimi per una relazione sana.

Nel libro sono presenti anche numerose scene di vita quotidiana, che aiutano il lettore ad immedesimarsi. Lo stesso Giovanni Bollea, padre della moderna Neuropsichiatria infantile, ne parla come di “una lettura straordinaria per mettere a frutto esempi, suggerimenti e stimoli al saper educare”. Il tutto perché genitori non si nasce, ma si diventa. E il concetto è estendibile a maestre, nonni, tate, facilitatori…

Per riuscire in questo compito c’è bisogno di leggere, approfondire, confrontarsi, chiedere e, soprattutto, mettersi in ascolto dei propri piccoli, creare un legame basato sull’empatia e stabilire, appunto, poche regole, chiare e semplici.

Questo libro esamina, senza offrire ricette o formule magiche, cosa significa e perché è essenziale dire no nel contesto familiare. Buona lettura!

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