L’estate è la stagione dei bagni in piscina o al mare, dei castelli di sabbia, delle passeggiate nel bosco. Ma tra uno splash e un volo in aereo, le orecchie dei più piccoli possono essere messe a dura prova.
Durante le vacanze allora, facciamo attenzione (anche) all’udito, per evitare fastidi e, in alcuni casi, problemi destinati a durare nel tempo.
3 REGOLE PER PROTEGGERE LE ORECCHIE
- Asciugarle con cura dopo il bagno, evitando l’uso dei cotton fioc.
- Limitare cuffie e auricolari, seguendo il consiglio del 60/60: non oltre il 60% del volume massimo e per non più di 60 minuti consecutivi*
- In aereo, aiutare i più piccoli a compensare la pressione facendoli bere, deglutire o succhiare il ciuccio durante decollo e atterraggio.
UN’ACCORTEZZA ANCORA POCO DIFFUSA
Il condotto uditivo dei più piccoli, fino a circa i 7 anni di età, è più delicato rispetto al nostro. Ma anche più corto e orizzontale, non ancora inclinato. Per questo, umidità, ristagni d’acqua e sbalzi di temperatura possono favorire dolore e infiammazioni.
Prima di una lunga stagione al mare o di un abbonamento in piscina, possiamo procurarci dei tappi colorati, leggeri e galleggianti, per prevenire il rischio di comparsa dell’orecchio del nuotatore (otite esterna) e di altri fastidi. Sono degli otoprotettori – conosciuti anche come tappi acquastop – che vengono realizzati su misura, in silicone, in circa 10 giorni. Ottimi alleati per grandi e piccini.

LE SPIE AL RIENTRO DALLE VACANZE
- se il bambino chiede spesso di ripetere quello che si dice
- alza il volume della televisione
- sembra distratto quando gli si parla.
Può non essere solo disattenzione: in alcuni casi, questi comportamenti sono dei campanelli d’allarme e fanno emergere una difficoltà uditiva. Da non sottovalutare.
A questo si aggiunge l’uso prolungato di cuffie e auricolari durante i viaggi. Con conseguente esposizione agli schermi oltre i limiti. Una buona Educazione digitale è lo strumento migliore per usare la tecnologia come risorsa, senza subirla.
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I CONTROLLI PERIODICI
Gli specialisti ricordano infine quanto siano importanti i monitoraggi e i follow-up e come la scienza sia andata avanti anche per le diagnosi precoci di sordità congenita.
Ci sono ormai degli screening neonatali, gratuiti e non invasivi, che si svolgono nei punti nascita nelle prime 24-48 ore di vita e valutano, in maniera oggettiva, se l’apparato uditivo funziona. Lo screening non fornisce una diagnosi definitiva, ma fa emergere eventuali ipoacusie, da tenere sotto controllo via via che il bimbo/a cresce.
Un intervento tempestivo non è solo una scelta clinica, è il momento esatto in cui riscriviamo il destino di un bambino. Trasformiamo il silenzio isolante in una vita ricca di suoni, parole e connessioni.
Pamela Cinalli, audioprotesista
OLTRE L’UDITO:
Prendersi cura delle orecchie fin dai primi anni di vita, significa dunque “restituire ai bambini un diritto fondamentale, all’ascolto e alla parola – aggiunge Cinalli – trasformando una possibile barriera in un percorso di inclusione. Significa investire sullo sviluppo del linguaggio, dell’apprendimento e delle relazioni”.
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* A differenza delle linee guida sulla sicurezza acustica, che si basano su livelli di rumore misurati in decibel e su tempi di esposizione precisi, la regola del 60/60 è un’indicazione pratica, non uno standard medico. Infatti il 60% del volume può corrispondere a intensità sonore molto diverse, a seconda del dispositivo e dell’ambiente. Questa regola non garantisce di per sé un ascolto sempre sicuro, ma rappresenta un utile promemoria per limitare l’esposizione ai suoni e ai volumi troppi alti.
FONTE: audiologyassociates-sr.com
In copertina, foto d’archivio © Canva Edu