Nell’immagine di copertina, Irene Greco
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Che cos’è la lettura? E perché risulta difficile finire un libro lungo, restare concentrati su un testo complesso, o resistere alla tentazione di scrollare?
Quello che è certo, è cosa la lettura non è: la neuroscienziata Maryanne Wolf ci dice che la lettura non è un’abilità innata e che a differenza del parlare, imparare a leggere richiede un vero e proprio adattamento del cervello.
Lo psicologo cognitivo Stanislas Dehaene – professore al Collège de France – lo chiama riciclo neuronale, ossia l’indirizzare aree cerebrali nate per la vista, per il linguaggio orale e per il ragionamento, verso una nuova funzione.
È proprio da qui che nasce la lettura profonda, da questa plasticità del cervello e, a sua volta, lo stimola, attivando empatia, capacità inferenziale, pensiero critico e riflessione. Processi che aiutano il lettore, via via che cresce, a tenere insieme idee complesse, a entrare nel testo e a vivere l’esperienza della lettura.
La lettura fa bene anche ai piccolissimi
Oltre ai ben noti benefici evolutivi, il valore primario della lettura condivisa in età prescolare risiede nel seme di presenza, cura e bellezza che getta nella relazione tra adulti e bambini. Irene Greco

Ma se il cervello impara a leggere adattandosi a un supporto, cosa succede quando il supporto cambia?
Sullo schermo l’occhio tende a privilegiare la lettura a colpo d’occhio, seguendo un pattern di scansione detto a “F” o “Z”, indicativo cioè di una lettura veloce e poco lineare che preferisce il significato generale alla lettura parola per parola. Questa frammentazione, quando si legge su un dispositivo connesso ad internet, può essere amplificata dalla ricezione di notifiche a video, dalla possibilità di passare da un applicativo ad un altro con un gesto veloce e dall’architettura stessa degli ambienti digitali, progettata per catturare l’attenzione più che per sostenerla.
È lo skimming (dall’inglese to skim, sfiorare). Favorisce accessibilità e interattività, ma se diventa la modalità prevalente, anche quando servirebbe più attenzione, rischia di compromettere il carico attentivo con importanti ricadute sulla memorizzazione e sul progressivo affaticamento visivo.

Quando l’esposizione agli schermi precede o sovrasta quella alla lettura lenta, il circuito della lettura profonda rischia di non consolidarsi mai completamente.
C’è, inoltre, una dimensione che non emerge del tutto ed è invece una delle caratteristiche principali della lettura nella prima infanzia: la lettura corporea, che lo psicologo Luigi Paladin argomenta in “Vivere la lettura” edito da Idest.
Nei primi anni di vita i bambini e le bambine non leggono solo con gli occhi ma con il corpo. Lo confermano l’esperienza di lettura condivisa e gli studi sui neuroni specchio, cellule nervose che si attivano sia quando si compie un’azione, sia quando la si osserva negli altri.
Una storia ascoltata o osservata diventa un’esperienza fisicamente vissuta, fatta di gesti, espressioni e movimenti che imitano il protagonista e creano uno spazio d’azione condiviso con chi narra. La dimensione “incarnata” della lettura, è maggiormente favorita dall’oggetto libro, soprattutto quando la componente visuale è dominante e coinvolgente.
“Nella mediazione educativa, i libri di qualità sono ganci per ancorare l’attenzione in un unico territorio fisico, metaforico ed energetico – riprende Irene Greco, ideatrice del progetto Leggimi Prima -; sono cerniere per tenersi insieme e ricucire lo strappo tra generazioni spesso distanti; soglie verso dimensioni altre e ponti tra realtà e finzione, ragione e fantasia, sé e altro, noto e ignoto, tradizione e novità. Sono, infine, specchi nei quali scorgere in un solo gesto chi si è stati, chi si è oggi e chi si vorrebbe essere domani, attraverso il riflesso immaginato di qualcuno diverso da sé”.
Al contrario, per sua natura, il supporto digitale, almeno fino ad ora, non è riuscito a replicare questo tipo di coinvolgimento. Ora, senza rifiutare o promuovere a priori una modalità di lettura rispetto ad un’altra, è più utile proteggere quegli spazi di lettura, in cui su limitano le distrazioni, alternando in modo consapevole i supporti a seconda del tipo di contenuto, del contesto e dell’età del lettore in erba.