“Non ti preoccupare, non sentirai nulla”. È una rassicurazione che se ne porta dietro tante altre: “Non ti farà male, il dentista è bravo, se ti comporti bene poi ti regalo…”.
Ti è mai capitato di dire una di queste frasi a tuo figlio prima di entrare dal dentista? Purtroppo è proprio così che contribuiamo ad introdurre la paura. Più la vorremmo allontanare e più il bimbo comincia ad essere sospettoso, sfiduciato, poco collaborativo. Comincia a chiedersi: “Perché non dovrei preoccuparmi? Non sentirò nulla davvero o potrebbe farmi molto male?”.
Un’alternativa è chiedere al bimbo: “Cosa ti piacerebbe sapere prima di iniziare?”
E se da una parte, tocca a noi fare le domande giuste, dall’altra c’è un’altro aspetto da tenere a mente. Il tempo.
Abituiamoci a prenotare una prima visita dal dentista con lungimiranza, anticipando un futuro bisogno, con l’intenzione di andare, potremmo dire, solo per fare amicizia.
“Ogni prima visita non dovrebbe mai essere una visita d’urgenza, ma dovrebbe servire a conoscere un nuovo ambiente, conoscere il dentista stesso, rendersi conto”. Mirko Basciani dello studio Ridente di Pescara
“È per questo che quando incontro un bambino – riprende Basciani – non penso soltanto alla sua età o al motivo per cui è venuto in studio. Cerco di capire come entra nella stanza“.

Prima di curare un dente, bisogna conquistare la fiducia
Facciamo un esempio pratico: immaginiamo un bimbo che una volta allungato in poltrona dica: “ma io non voglio aprire la bocca”. La tentazione, per un adulto, è quella di aggiungere subito: “dai che non succede niente, non avere paura, facciamo presto”.
Quando un bambino non collabora subito, cerco di fermarmi. Non è un solo un rifiuto, ma una comunicazione. Cosa ci sta dicendo?
MB
Forse quel bambino vuole sapere che cosa succederà? Forse ha bisogno di sentirsi padrone della situazione? Magari, prima di aprire la bocca, ha bisogno di capire chi ha davanti. “Ed è proprio da lì che, per me, comincia la visita, dal mettermi in suo ascolto e provare a mettermi anche nei suoi panni” conclude Basciani.
Questo articolo tocca un tema che ci sta molto a cuore: il modo in cui noi adulti, spesso in buona fede, contribuiamo ad amplificare le paure dei nostri bambini invece di aiutarli ad affrontarle.
Barbara Franco, autrice e ideatrice di Quid+
“Il non ti preoccupare nasce dall’amore, ma paradossalmente ottiene l’effetto opposto. Minimizzare un’emozione non la fa sparire: la rende più grande, più confusa, più difficile da gestire. I bambini sono molto più capaci di quanto pensiamo di stare dentro le emozioni difficili, a patto che qualcuno li accompagni e che le attraversi con loro – prosegue Barbara Franco -. La vera alternativa non è rassicurare a tutti i costi, ma validare. Perché la paura non si supera evitandola, ma affrontandola, con i tempi giusti e le persone giuste accanto”.
Capisco che hai paura. È normale. Ci sono io con te. E poi dare al bambino gli strumenti per capire cosa succederà, restituendogli un senso di controllo sulla situazione.
BF

Anche la letteratura scientifica va in questa direzione, favorendo il child-centred care, un modello che mette il bambino al centro del percorso di cura e valorizza ascolto, comunicazione, partecipazione e anche relazione con la famiglia.
Applicato alla poltrona del dentista, questo significa una cosa molto concreta: prima di chiedere a un bambino di stare tranquillo, dobbiamo dargli la possibilità di capire, fare domande ed essere ascoltato. Un bimbo che ha la possibilità di vivere questo tipo di approccio, avrà un rapporto tranquillo col dentista anche da adulto e sarà portato a prendersi cura della sua bocca con regolarità.
Fonte per approfondire: Il dentista moderno
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