Pausa rigenerante o vuoto educativo? Ripensare l’estate per diminuire i disagi.

È appena passato Ferragosto e manca ancora molto alla prossima campanella. L'estate è davvero una bella stagione per tutti? Cosa può o dovrebbe fare di più la scuola?

Che sia scuola dell’infanzia, oppure primaria o secondaria, noi insegnanti godiamo di una pausa dal lavoro di almeno due mesi (che salgono a tre se non si hanno delle classi che affrontano gli esami). E non temete, che per questo vantaggio le orecchie ci fischiano già abbastanza! Ma è pur vero che durante il resto dell’anno, siamo alle prese con Indicazioni nazionali, riunioni infinite, colloqui con genitori più o meno collaborativi, crisi comportamentali e tanto lavoro sommerso (oltre alle ordinarie ore in classe).

È proprio grazie alla pausa estiva che ritroviamo la giusta energia per poter riaffrontare, a settembre, le mille sfide che ci pone la scuola e le mille responsabilità che abbiamo nello stare a contatto con loro, i minorenni, chi più bambino, chi già più adulto, ma sempre portatori di diritti, fragilità emotive, domande, spesso inascoltate.

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Foto d’archivio

Ora, finalmente al riparo da schiamazzi, ritmi frenetici e imprevisti, mi chiedo: ha ancora senso lasciare bambini e ragazzi a casa per così tanto tempo? Molte famiglie si reggono su entrambi i genitori lavoratori e non tutti possono contare sull’aiuto dei nonni o di altri adulti di riferimento. L’assenza di una struttura scolastica costante si trasforma spesso in un problema: chi si prende cura dei minori durante questi mesi?

Ed ecco un fioccare di campus, alcuni molto validi, altri meno, tutti più o meno accomunati da regole, orari, dinamiche molto simili a quelle che si ritrovano in classe. Ma faranno davvero bene ai nostri figli? Nel peggiore dei casi poi, c’è l’opzione più temibile, ore e ore di schermi (cellulare, tablet, tv) senza una guida o una supervisione, e senza stimoli socio-culturali.

LA MUSICA COME PONTE 

Da papà, musicista e insegnante, credo fortemente nell’educazione musicale (e più in generale in quella artistica) fin dalla più tenera età: è uno strumento prezioso. Laboratori musicali, progetti estivi corali o strumentali, piccoli concerti di quartiere: sono occasioni di crescita personale e anche di socializzazione.

Cartoline quadrate Bambinario 22

Mi è capitato più volte di partecipare, come insegnante, a progetti scolastici extra curricolari, i cosiddetti Pon. Si tratta di corsi gratuiti per i frequentanti, non solo di Musica, ma anche di Sport o Arte, finanziati dallo Stato e promossi dalle scuole, per le famiglie. Le scuole decidono se partecipare ai bandi a discrezione dei dirigenti, che valutano spesso in base alla collocazione della scuola e alle reali esigenze del territorio. Personalmente ho trovato queste iniziative sempre molto utili, ma purtroppo non abbastanza costanti nel lungo termine.

LA DOMANDA

Si può ipotizzare qualcosa di più strutturato, ad esempio dei corsi estivi obbligatori per le scuole di tutta Italia? Sarebbe una bella svolta.

L’educazione non si limita al calendario scolastico, ma accompagna i giovani nella loro quotidianità. Alla base ci dovrebbe essere un ponte permanente tra scuole, enti locali, famiglie e, perchè no, imprenditori.

COME RIPENSARE L’ESTATE

Attenzione, non sto proponendo di cancellare le vacanze, perchè tutti, adulti e non, hanno bisogno di ricaricarsi. Ma potremmo ripensare la scansione del tempo scolastico. Qualche spunto:

1) Suddividere le pause in modo più equilibrato durante l’anno (come in altri Paesi);
2) Offrire moduli estivi incentrati su creatività e natura;
3) Co-creare alleanze tra scuola, associazioni culturali e altri stakeholder per progetti di comunità duraturi.

Le pause sono importanti tanto quanto il suono. E allora – chiedo a me stesso e a chi legge – possiamo, come comunità educante, trasformare questa lunga pausa estiva in un’opportunità di svago e apprendimento davvero sostenibile? Lasciateci dei commenti sulla pagina Instagram @infokids.bambinario o qui in calce e grazie!

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