Invece di dire relazione, prova a dire Alli Beltrame. Invece di dire counsellor, prova a dire Alli Beltrame. Questo incipit è un chiaro omaggio ad uno dei libri più apprezzati sulla genitorialità, Invece di dire… Prova a dire, scritto proprio dalla Beltrame insieme alla pedagogista Laura Mazzarelli (edito per Mondadori nella collana Oscar e sempre attuale). Un volume prezioso sul principio dell’amorevole fermezza, un combinato disposto di empatia, ascolto attivo e regole chiare, con interessanti spunti di riflessione, subito spendibili.
Ma c’è di più.
Formatrice e scrittrice, autrice di best seller sulla comunicazione tra genitori e figli, Alli Beltrame ha più di 50mila followers su Instagram, una newsletter puntuale, precisa e molto seguita e un podcast, L’Educazione Responsabile, con 3 milioni di ascolti. Dalla sua ha anche un’esperienza più che decennale nel mondo delle consulenze, in equilibrio tra aziende e percorsi one-to-one o di coppia. È insomma, sempre sul pezzo. Già doula e autrice tv, diventa presto un riferimento nazionale in caso di relazione, qualunque essa sia.
“Non smetto di studiare e di aggiornarmi. Mi metto in discussione e cerco di trarre insegnamenti da ogni confronto”.

Quanto è difficile il tuo lavoro?
Molto! Il counsellor è quella figura che guida l’altro nell’esplorazione di sé, quindi entra in un campo quasi segreto. La sfida più grande è mettere il giusto confine, il protagonista è l’altro o l’altra o la coppia. Non è il counsellor. Questo non è sempre immediato. Può capitare di fare delle svolte anche durante una seduta e bisogna evitare di proiettare le proprie emozioni. Lo stesso accade in famiglia, dove sono mamma e moglie, e non voglio diventare la counsellor di casa.
Sul piatto, ogni giorno, c’è la fiducia di chi si rivolge a me e mi impegno per onorarla.
I genitori, negli anni, sono cambiati?
A conti fatti, direi di no! È pur vero che, ad un certo punto, dalla genitorialità mainstream si è staccata una cellula, diciamo così. Prendiamo i millenial: buona parte è già “skillata” perchè è già stata educata ad avere un dialogo meno rigido in famiglia. È probabilmente una fetta di genitori che non ha bisogno di me! L’utopia sarebbe sgombrare il campo dai professionisti, significherebbe che ognuno è in equilibrio con se stesso.
Cosa deve fare veramente bene un buon genitore?
Avendo chiara la nostra responsabilità genitoriale, dovremmo comportarci in modo da poter essere sempre una base sicura alla quale tornare. Il nostro obiettivo principale lo possiamo riassumere così: passare dal fare il genitore, al sapere essere genitore. Un momento di tensione capita a tutti, ma sta a noi imparare a rientrare, chiedere scusa, spiegare. Purtroppo dinamiche di scontri mal gestiti si ripetono costantemente negli anni.
Cosa ne pensi dell’educazione digitale?
È un grande tema, che ci riguarda da vicino. Unisce adulti, ragazzi e bambini. Mentre in passato, chi aveva figli eroinomani, non si bucava, oggi anche noi siamo parte del problema: quante volte prendiamo il telefono per leggere un messaggio o fare una foto, davanti ai nostri figli? Loro ci guardano. Siamo sempre un esempio, non possiamo pretendere che non stiano ore sul cellulare o alla PlayStation se noi per primi ci portiamo il telefonino anche in bagno o a letto. L’educazione digitale è fondamentale, dobbiamo darci dei limiti e rispettarli, offrendo e offrendoci delle alternative.

Cosa fare in alternativa?
Per evitare che la tecnologia ci assorba completamente (e riguarda anche noi adulti) c’è bisogno di altro. I nostri bambini e ragazzi vanno ingaggiati in qualcosa di motivante e attraente, ed è una nostra responsabilità essere in grado di trovare questa offerta. È inutile dire “adesso spegni” e poi andarsene. Non funziona. Il cervello dei più piccoli non è strutturato per avere questo tipo di volontà, dobbiamo guidarli noi. Anche questa è una questione di responsabilità.
Progetti futuri?
Creare un’accademia innovativa, per andare oltre il metodo Gordon sulla Comunicazione Efficace e il Metodo Rosemberg sulla Comunicazione non violenta. Entrambi puntato sull’empatia e sono molto validi, ma hanno più di ’60 anni l’uno!
