Come continuare a giocare, anche da adulti

Dal Grande libro delle piccole follie, il nuovo lavoro di Irene Greco in uscita ad aprile, oltre 100 esercizi di sopravvivenza creativa, dall'infanzia in poi.

Che fine ha fatto la nostra follia? Non quella distruttiva o fuori controllo, ma quella leggera, curiosa, vitale. Quella che da bambini ci faceva trasformare una scatola in un’astronave e un legnetto in una bacchetta magica?

È da questa provocazione che nasce Il grande libro delle piccole follie. 165 esercizi di sopravvivenza creativa dall’infanzia all’età adulta, il nuovo libro della udinese Irene Greco, promotrice della lettura, autrice, divulgatrice di libri per l’infanzia, in uscita ad aprile per le edizioni Il Gatto Verde.

L’idea è arrivata mentre guidava, come un’illuminazione. La parola Follia scelta con intenzione, quasi con affetto, “per riscoprire la vita che si dipana oltre schemi e rigidità” scrive nel volume che abbiamo avuto il piacere di leggere in anteprima.

La bellezza sta nel fatto che non è necessario compiere azioni grandiose e ai limiti dell’assurdo, ma piccoli gesti.

“Come ad esempio cambiare percorso per andare a scuola o al lavoro, o sperimentare un nuovo hobby. Scelte che possono portare a scoperte sorprendenti”.

Ex libraia, ideatrice del progetto Leggimiprima, che indaga il ruolo del libro come spazio di relazione tra adulti, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, dentro e fuori la lettura, Irene Greco arriva a questa pubblicazione dopo una svolta professionale e personale profonda.

Negli ultimi anni, la sua vita è uscita dai binari del prevedibile: nuovi equilibri da trovare, un nuovo lavoro, la necessità di rimettere in discussione regole e aspettative. Ha lasciato abitudini e sicurezze per abbracciare una professione che cambia e cresce con lei, in continua evoluzione.

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Copertina del nuovo libro di Irene Greco

È diventata un’appassionata divulgatrice nel settore dei libri per l’infanzia, una formatrice generosa che tiene incontri per adulti e per bambini, sempre piena di idee e di energia contagiosa. «Sono una persona piena di paure», dice senza retorica, «ma ho una curiosità infinita per ciò che sta oltre». Per lei i libri hanno sempre significato tantissimo, orientando le sue scelte, ma è fermamente convinta che leggere non basti.

«Il libro è una soglia», spiega «quello che conta è cosa smuove dentro di te e cosa succede dopo: quando lo si chiude e si decide di agire».

Nel suo manuale la follia è quotidiana, accessibile, concreta. Cambiare strada per andare a scuola. Usare solo una mano per un giorno. Fare le cose a rovescio. Dormire in un luogo insolito. Scrivere un biglietto a uno sconosciuto e lasciarlo sul treno.

Piccoli scarti che mettono in crisi l’automatismo e aprono uno spazio di possibilità. È lì che entra in gioco la creatività, che non è per pochi, non è solo artistica, non è un talento innato, ma un modo di stare al mondo, una sfida, una risposta originale a un ostacolo. «La creatività è un approccio non convenzionale agli stimoli della vita», spiega. È vedere un nesso dove prima non c’era. Ed è, in fondo, l’atto più folle che il cervello possa compiere.

I bambini lo sanno bene. Giocano per esplorare, per capire, per misurare il mondo e se stessi. Gli adulti, invece, hanno quasi imparato a diffidare del gioco, perché lo considerano spesso una perdita di tempo, qualcosa di infantile, improduttivo. «Ci hanno mentito – afferma senza giri di parole – Il gioco non è un lusso: è un motore di benessere, apprendimento e relazione».

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Nel Grande libro delle piccole follie, giocare significa assumere una nuova postura: alleggerirsi, accettare l’incertezza, sbagliare senza vergogna, ridere di sé. Le sezioni del volume, che si articolano in coppie di “opposti” – vecchio e nuovo, normale e insolito, perfetto e imperfetto, con e senza, visibile e invisibile, io e l’altro ecc. – sono inviti a spostare lo sguardo, a deviare dalle abitudini, a provare cose insolite. E c’è poi un altro ingrediente “magico” di cui non dovremmo mai fare a meno: l’umorismo.

Ridere insieme, adulti e bambini, abbatte gerarchie, scioglie tensioni, crea alleanza e rappresenta un atto di fiducia. «La risata condivisa mette tutti sullo stesso piano emotivo». E permette di osare un po’ di più.


Le parole di Irene Greco non calano dall’alto e non pretendono di offrire soluzioni pronte. L’autrice si definisce un’apprendista, in continuo movimento, pronta a sperimentare insieme a chi legge. Molte delle “follie” proposte le ha provate in prima persona, altre sono ancora territori inesplorati, e alcune continuano persino a spaventarla. Il messaggio, rivolto a genitori, insegnanti, educatori, è diretto: se vogliamo crescere bambini creativi, curiosi e liberi, dobbiamo esserlo un po’ anche noi. O almeno provarci.

Mettere in discussione il bisogno di controllo, il timore di sbagliare o di sembrare ridicoli. La vera domanda, allora, non è se queste piccole follie siano utili, ma se siamo disposti a metterci in gioco. A ridere. A riscoprire dai bambini ciò che abbiamo dimenticato. 


LABORATORI PER FAMIGLIE CREATIVE:

IL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO 
Prendete la mappa della vostra città e, senza sbirciare, lasciate cadere il dito su un punto a caso. Qualunque sia la meta, raggiungetela (preferibilmente a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici). Una volta a destinazione, osservate attentamente ciò che vi circonda e scoprite – o decidete deliberatamente – quale ragione inaspettata, o coincidenza perfetta, vi ha condotti lì.

BLACKOUT PARTY
Passate un’intera giornata senza accendere luci di alcun tipo, a eccezione delle candele. Come cambia l’atmosfera intorno a voi e il modo di relazionarsi con gli altri? E se siete sufficientemente temerari, escludete tutto ciò che prevede elettricità o tecnologia: come vi sentite a lasciar andare i comfort abituali? A cosa avete dovuto rinunciare? E cosa invece vi sembra di aver guadagnato?

DAMMI UNA (SOLA) MANO
Per un periodo di tempo stabilito (cinque minuti, un’ora o un’intera giornata) dedicatevi a svolgere qualsiasi attività quotidiana come lavarsi i denti, mangiare o scrivere, utilizzando esclusivamente… una sola mano! Scegliete quella che usate abitualmente, oppure, se siete particolarmente audaci, quella non dominante E se si trattasse di compiere gli stessi gesti senza usare affatto le mani? Come ci si può adattare? 


MAI DIRE MAI 
Per un giorno, rispondete Sì a ogni proposta che vi viene fatta. I genitori potrebbero accettare ogni iniziativa di bambini e ragazzi. Entro limiti sensati, certo (niente di pericoloso o illegale; niente che deturpi luoghi e ambienti; niente che metta a rischio la salute; budget limitato; limite geografico di spostamento; niente conseguenze permanenti come tatuaggi o piercing). E se fossero bambini e ragazzi ad acconsentire a tutto quello che chiedono gli adulti, cosa cambierebbe?


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