Foto, illustrazioni, video o brevi reel. Siamo circondati da immagini e oggi più che mai diventa necessario educare lo sguardo per educare il pensiero, al fine di sollecitare domande, sollevare dubbi, nutrire la curiosità e sviluppare il pensiero critico e divergente (quindi imparare ad interpretare il mondo in modo non convenzionale). Vale per noi e per i nostri bambini.
Si tratta di praticare il gioco dei ribaltamenti, allontanandosi dal certo verso l’incerto, con la conseguente possibilità di aprirsi a nuovi percorsi di senso. La lezione di Bruno Munari sul fare creativo può aiutare a capire meglio il concetto. Già nel secolo scorso il grande maestro (autore di opere come Fantasia – Editori Laterza) invitava a dipingere con piante, fiori, gambi di sedano o cavoli, pensando che questi materiali irriverenti rendessero noi e i bambini più liberi di esprimersi e meno schiacciati dalla paura dell’errore.
La lettura delle immagini è una pratica molto vicina al fare creativo e richiede un tempo dedicato, un vero e proprio allenamento.
Negli ultimi decenni è aumentata vertiginosamente la produzione di libri fotografici e di albi illustrati e, in questi ultimi, l’apparato iconico ha recuperato la sua dignità di linguaggio autonomo rispetto a quello testuale. In questo contesto, non è facile orientarsi. Esporre i bambini a immagini di qualità richiede studio e ricerca.
Un adulto che vuole selezionare un albo per un bimbo dovrebbe chiedersi: Con quale postura casa editrice, autori e illustratori si rivolgono all’infanzia? Le scelte editoriali sono rispettose della dignità dell’infanzia? Le immagini offerte moltiplicano i livelli di lettura, nutrendo lo spirito curioso e il pensiero critico dei bambini?

Considerare l’infanzia come un’entità astratta non premia, bisogna piuttosto mettersi in ascolto e in osservazione dell’infanzia reale. I bambini, al pari degli adulti, sono soggetti pensanti capaci di un pensiero libero e autonomo, di riflessioni profonde e piene di senso, che vanno valorizzate. Ricorrere a immagini eccessivamente semplificate, poco curate o stereotipate significherebbe mortificare la capacità di comprensione e di analisi dei bambini.
Il percorso è lungo ma affascinante: si può partire, con i più piccoli, dai libri cartonati con immagini ben delineate e tanto grandi, di solito nere su sfondo bianco e viceversa.
Interessanti in questo senso i libri della fotografa americana Tana Hoban – per passare ai libri fotografici tanto utili ad attivare la cosiddetta funzione di rispecchiamento, un approfondimento interessante si trova nel saggio Nati sotto il segno dei libri di Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti (Idest) fino ai wimmelbuch di area tedesca, i cosiddetti libri brulicanti. Questi ultimi sono dei fitti cataloghi di immagini dove allenare l’attenzione e affinare competenze narrative. I bambini, mentre leggono le figure, stabiliscono connessioni, attingono dall’archivio personale delle esperienze e dei ricordi e costruiscono storie sempre nuove. Un meccanismo che si ripete anche nei libri senza parole (silent book).

Un’altra buona pratica, per ampliare la galleria visiva e nutrire il gusto estetico dei più piccoli, è offrire una molteplicità di rappresentazioni della stessa storia.
Ben vengano dunque dieci versioni diverse di Cappuccetto rosso!
Marco Dallari nel saggio Incanto e racconto nel labirinto delle figure (Erickson) ribadisce con forza la necessità di mettere in contatto i bambini con una varietà di stili e strategie illustrative per dilatare “la consapevolezza interpretativa e metaforica con cui i bambini si accostano al mondo delle narrazioni”. I bambini maggiormente esposti alle immagini dei libri sono infatti capaci di costruire un campionario visivo dal quale attingere all’occorrenza, e le loro rappresentazioni grafiche appaiono più ricche, dettagliate e meno stereotipate.
C’è un passaggio divertente, riportato nel libro Infanzia di un fotgrafo di Massimiliano Tappari (Topipittori), in cui l’autore racconta della sua abitudine, da bambino, di raccogliere gli involucri trasparenti delle caramelle per vedere il mondo. Gli involucri colorati diventavano veri e propri filtri magici. Ed ecco che le illustrazioni sono un po’ come i filtri magici di Tappari, sono lenti sempre nuove per immaginare un mondo diverso.
L’immagine di copertina è presa dal libro Infanzia di un fotografo di Massimiliano Tappari © Topipittori