Luglio è alle porte. I nidi e le scuole chiudono, le routine cambiano, le giornate si allungano. E ogni anno, più o meno in questo periodo, arriva la stessa domanda.
Ma tutto questo tempo, come lo riempio?
E la domanda non la pongono quasi mai i bambini. No, arriva dagli adulti. L’estate cambia il ritmo di tutti. Meno frenetici, meno di corsa ma anche molto incerti. Vengono meno gli orari, le attività, gli appuntamenti che durante l’anno scandiscono le giornate. E allora quel tempo in più che improvvisamente ci arriva addosso ci mette un po’ in difficoltà. Soprattutto quando i bambini, i più grandicelli, iniziano a dirci: “Mi annoio.”
E allora, proviamo a non intervenire in ogni momento, ma ad osservare. Proviamo ad esserci, con la nostra presenza.
Qualche estate fa, durante un centro estivo, osservavo un gruppo di bambini in giardino. Avevamo preparato materiali, spazi e possibilità di gioco. A un certo punto una bambina si è allontanata dal gruppo. Si è seduta sotto un albero. È rimasta lì. Per qualche minuto non ha fatto nulla. O almeno così sembrava. Poi ha iniziato a raccogliere piccoli sassolini.
Li ha allineati.
Li ha separati per forma.
Li ha spostati.

Dopo poco è arrivato un altro bambino. Poi un altro ancora. Nel giro di mezz’ora erano in tanti, tutti intenti a lavorare sullo stesso progetto. Nessun adulto aveva proposto quell’attività. Nessuno l’aveva organizzata.
Era nata da un tempo vuoto. O forse dovremmo dire da un tempo libero. Occhio alla tentazione di riempire ogni spazio con stimoli continui e, inevitabilmente, anche con gli schermi.
Lo smartphone spesso arriva lì, proprio nel momento in cui facciamo fatica a tollerare l’attesa. Quando vediamo un bambino fermo. Quando sentiamo quella frase: “Mi annoio.” Quando abbiamo paura che il tempo non venga utilizzato bene. Eppure nei primi anni di vita il pensiero nasce dall’esperienza concreta.
Dall’acqua che scorre tra le dita. Da una formica osservata per dieci lunghi minuti. Da un bastone che diventa una canna da pesca, una bacchetta magica o una spada.
L’estate non è un periodo da riempire, ma un tempo da restituire.
Loris Malaguzzi ci ricorda che i bambini possiedono cento linguaggi. L’estate allora, è uno dei momenti migliori per permettere a quei linguaggi di emergere. A patto che noi adulti troviamo il coraggio di non occupare tutto lo spazio.

L’ANGOLO DELL’ACQUA
Una bacinella d’acqua è sempre una buona idea, e qualche schizzo in più lo asciugheremo senza lamentarci troppo. Possono tornare utili:
- Contenitori da riempire e svuotare
- Bicchieri di plastica di diverse dimensioni
- Cucchiai, mestoli e colini
- Spugne da strizzare
- Piccole barchette galleggianti
- Palline leggere
LA REGOLA D’ORO
Proponiamo 1 o 2 elementi per volta, non 10 tutti insieme. Se tutto è disponibile, contemporaneamente, il bambino tenderà a passare rapidamente da una cosa all’altra e a finire l’attività in poco tempo. Se invece prendiamo una bacinella d’acqua – dove lui stesso può entrare oppure dove giocherà con le manine – e vi metteremo all’inizio solo delle spugne, dopo qualche minuto dei bicchieri, dopo ancora delle barchette, l’interesse durerà più a lungo e diminuirà la tentazione di ricorrere al cellulare come soluzione immediata.
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