Si allunga, oscilla, cade, ci riprova, fino a riuscirci. E via via che il tempo passa, le conquiste saranno altre: correre, saltare, sempre più su. Sin dai primi mesi di vita, quando un bambino prova a raggiungere un oggetto (e magari non ci riesce) sta costruendo connessioni, sta creando significato.
Lo sviluppo motorio non è una sequenza automatica
Gattonare, camminare, correre. Nell’età evolutiva, muoversi significa imparare. Ogni esperienza corporea è una scoperta e contribuisce allo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino. E in questo senso anche il gattonamento, la primissima fase di movimento autonomo del bimbo, è una fase cruciale. Non è solo un momento tenero, per le foto di famiglia! Attraverso il movimento a terra il bambino sta sviluppando percezione dello spazio, equilibrio, coordinazione tra i due emisferi cerebrali e capacità di pianificazione motoria.
Liberi sul pavimento
Per questo consigliamo di lasciare ai bambini tempo e spazio sul pavimento, magari con un tappeto morbido, creando un ambiente sicuro e stimolante, evitando sdraiette, girelli o box. Il corpo è il nostro primo strumento di conoscenza e ce ne possiamo prendere cura coni giusti accorgimenti: il movimento libero (e poi strutturato) aiuta il rafforzamento muscolare di braccia, gambe, schiena, addominali, spalle, ma anche lo sviluppo psicologico.
La giocomotricità dai 3 ai 5 anni
E via via che il bimbo crescerà, ci saranno nuove sfide. Correre, saltare, imparare a lanciare una palla. In questi momenti non si sta solo sfogando: sta allenando l’attenzione, la gestione della frustrazione, la fiducia nelle proprie capacità. La giocomotricità infatti, fatta in un centro specializzato, è molto di più di una palestra per piccoli atleti, è uno spazio in cui il bambino esplora e inizia ad orientarsi nel mondo. Percorsi morbidi, giochi di equilibrio, giochi di finzione, schemi motori di base e primi tentativi di relazione con gli altri. È una fase delicata, che non ha bisogno di fretta, performance, né classifiche.

Tra i 5 e i 7 anni si apre la fase del pre-sport
Una fase spesso fraintesa, un cui, spesso, l’adulto è portato a scegliere una disciplina alla ricerca del talento precoce da coltivare. Le evidenze più recenti suggeriscono che un’esperienza motoria varia è molto più utile rispetto alla specializzazione anticipata. Lasciamo spazio allora, alle competenze trasversali, che sono la base per qualsiasi sport futuro.
In un’infanzia sempre più sedentaria e digitale…
Creare occasioni di movimento e allenamento significa favorire sviluppo, salute e benessere emotivo.
Il movimento è un investimento. È un bisogno biologico. Da piccoli, come da grandi.
Il bambino non gioca per imparare, ma impara perché gioca.
Jean Piaget
Foto di copertina © Canva Edu