Sentire non è ascoltare. Ma ascoltare può diventare sintonizzarsi.
Quando l’ascolto è attivo e profondo, viviamo un’esperienza totalizzante, corporea ed emotiva, che ci coinvolge dunque ben al di là dell’udito e ci mette in connessione corpo-a-corpo e mente-a-mente con noi stessi e con l’altro.
Parole o suoni, infatti, se ascoltati veramente, non ci raggiungono mai soltanto a livello intellettivo. Per questo, disporsi in ascolto può essere, in ogni momento della vita, una sorprendente occasione per sviluppare la vera attenzione, che fa crescere, insieme, noi e l’altro.
Sulla scia degli studi dell’Infant research, che esaminano, osservandone il filmato, le video-sequenze del rapporto madre-neonato, Daniel J. Siegel, professore clinico di psichiatria (University of California, Los Angeles), nel volume La mente relazionale (1999) rivela che la nostra mente si sviluppa attraverso le relazioni e le interazioni corporee con gli altri e che queste, attraverso ripetuti momenti di reciproca sintonia tra il neonato e l’altro, determinano la sua e nostra capacità di comprendere e regolare le emozioni, vivendole e regolandole in due.
Per questo, un adulto che entra in sintonia con il mondo emotivo del bambino sarà in grado di ascoltarlo e guidarlo.
Educarsi all’ascolto significa essere disposti ad affrontare stati d’animo e ricordi
Possiamo così ascoltare e comprendere, anche nei più piccoli, conflitti o delusioni, piccoli o gravi traumi e, non ultime, gioie e soddisfazioni, che hanno attraversato e attraversano le nostre vite, il nostro corpo e la nostra mente. Ma soltanto se siamo disponibili a sintonizzarci con queste emozioni anche in noi stessi.
“Ascoltare un bambino – afferma Barbara Franco, autrice e ideatrice della collana Quid+ (Gribaudo/Gruppo Feltrinelli) – significa offrirgli la possibilità di essere accolto e farlo sentire libero di esprimersi. Ogni volta che ci poniamo in ascolto, i bambini cominciano a fidarsi maggiormente delle proprie sensazioni e a costruire relazioni più sicure”.
NOI ASCOLTIAMO CON TUTTO IL CORPO
Proviamo a notarlo da un’altra prospettiva: gli studi di neuroimaging, sempre nelle interazioni tra neonato e adulto di riferimento, esaminano l’attivazione o meno di specifiche aree cerebrali. I professori Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia dell’Università di Parma, nel volume So quel che fai. Il cervello che agisce (2005), hanno individuato per la prima volta i neuroni specchio, presenti nell’area premotoria del cervello (corteccia frontale). Grazie ad essi, ad esempio, le parole che ascoltiamo possono risuonare nel nostro corpo come se fossimo noi stessi a pronunciarle insieme all’altro, tramite una inconscia simulazione motoria interna. Pronunciandole e sperimentandole, dentro di noi, pur senza muovere le labbra.
Sempre a titolo di esempio, se nostro figlio, neonato o adolescente, ci chiede ascolto, fosse anche con il pianto, attiverà anche in noi un’analoga agitazione e instabilità, come se anche noi piangessimo. E questo sempre grazie all’effetto specchio, che in noi, dal corpo alla mente, fa risuonare e dunque sperimentare ciò che lui prova.

Crescere non significa soltanto imparare a parlare, ma scoprire che la propria voce ha valore e che c’è qualcuno disposto a fermarsi per ascoltarla.
Barbara Franco Quid+
“Questo permette di entrare in connessione: un libro illustrato, una lettura o un gioco educativo da fare tutti insieme, ad alta voce – conclude Barbara Franco – possono favorire momenti intimi di scoperta e unione”.
UN ASCOLTO CON CUI NON ABBIAMO FATTO I CONTI
Ma allora, se noi adulti, che tempo di apprendere ne abbiamo avuto di più rispetto ai figli, non sappiamo contenere e calmare in noi la loro agitazione e instabilità emotiva – perchè nell’ascolto in quel momento quella fragilità riattiva anche la nostra – che supporto possiamo dare?
Reagire con frasi minimizzanti, cambiando discorso oppure al contrario dilungandoci in consigli razionali, o in mille altri modi, non è efficace. Sono meccanismi che mettiamo in atto per chiudere, per soffocare, nell’altro, ma in realtà in noi, sensazioni ed emozioni con cui, a partire dal sentire corporeo, non abbiamo mai fatto veramente i conti.
Chi chiede ascolto, qualunque sia l’argomento, non chiede all’altro, neppure quando all’apparenza sembri proprio chiederlo, un consiglio o un’indicazione: chiede prima di tutto il sentire insieme, ossia sintonia ed effetto specchio.

SPUNTI UTILI PER UN ASCOLTO ATTIVO:
- Cerchiamo di capire cosa sta vivendo una persona (grande o piccola)
- Ascoltiamo la sua emozione prima di correggere un comportamento
- Ricordiamoci che possiamo capire uno stato d’animo di qualcuno, senza per forza condividere la sua opinione
- A seconda del caso, possiamo affermare di non avere una risposta pronta, ma di essere disponibili a ragionarci insieme
Proviamo ad essere in ascolto, senza ritrarci o spaventarci, ma offrendo il “sentire insieme” che dona vicinanza e sintonia.
Da questa condivisione, ogni emozione spaventa o spiazza di meno e può essere accettata. Affinché da lì, e solo da lì, possa, quando sarà il momento, diventare riflessione, autonomia e pensiero.
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