“Sordo non significa scemo”

Maria Tentarelli, prima insegnante di Sostegno sorda d’Abruzzo, racconta di quando i medici, da bambina, la credevano solo viziata. E invece, una tappa dopo l'altra, la sua storia privata si intreccerà con quella di un’intera comunità.

Per i primi sei mesi di vita si è chiamata Sara. Poi è diventata Maria. Come la nonna del suo papà, adottivo, e come la Vergine Maria il cui onomastico cade il giorno del suo compleanno, il 12 settembre.

Prima lavorava in ospedale, a Pescara, nel laboratorio analisi. Una laurea in Farmacia e un futuro che di lì a qualche anno sarebbe stato un altro. Prima era solo una bambina, sorda. Dopo è diventata una donna, una moglie, una mamma di tre figli. Oggi è la prima e unica in Abruzzo, ad essere un’insegnante di Sostegno nonostante la sua disabilità. Lavora nella scuola secondaria di primo grado (quelle che si chiamavano le medie) alla Pascoli di Pescara.

“Sordo non significa scemo” è l’unica certezza che resta invariata nel corso del tempo. È stato ed è il filo rosso che unisce ogni volta il prima e il dopo e imbastisce una quotidianità decisamente fuori dall’ordinario

maria tentarelli orizzontale
prof.ssa Maria Tentarelli

Nata a Pescara nel ’77, Maria Tentarelli trascorre i suoi primi duecento giorni di vita in orfanotrofio, a Teramo, fin quando una giovane coppia decide di adottarla: sono un medico, Roberto, e una ragazza di nome Miriam. Eppure, nonostante l’amore dei suoi genitori, Maria ha sempre saputo che la sua mamma biologica l’aveva abbandonata. “Sono cresciuta con la sensazione di vuoto, con un buco dentro – spiega mentre si racconta -. Quando me lo hanno comunicato, ormai ero grande, ho reagito in modo tranquillo, per me era solo la conferma di un qualcosa che sentivo”.

Con l’anima. Perchè per i primi tre anni della sua vita Maria non ha sentito proprio nulla. Anche se i medici che la visitarono all’inizio, dissero che era solo viziata. “Solo viziata” ripete con l’aria ancora incredula. “Invece i miei genitori, che si erano accorti che non reagivo quando mi chiamavano o che non mi giravo se qualcosa, cadendo, faceva rumore, decisero di portarmi a Milano per un approfondimento. Emerse una grave ipoacusia neurosensoriale bilaterale profonda e mi diedero una protesi retro auricolare”.

L’anno dopo, grazie a questo dispositivo, Maria inizierà a frequentare una logopedista per imparare finalmente a parlare. “Avevo quattro anni. La mia infanzia passava tra giochi e visite mediche, ma non ero infelice.” Per l’impianto cocleare, invece, ci vorrà ancora molto. Maria si sottoporrà all’intervento a venticinque anni e per l’attivazione completa dovrà aspettare l’anno successivo. “Avevo appena partorito – spiega -. Ebbi prima un forte shock emorragico e dopo un’ischemia cerebrale che mi fece perdere quel residuo di udito che avevo. Così optai per l’impianto che mi diede una nuova possibilità”.

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Maria mentre scrive il suo messaggio

Maria non conosce ostacoli. Lo aveva dimostrato già da ragazza, quando riuscì a concludere la carriera scolastica con un diploma classico, nonostante lo scetticismo della madre; e poi ancora a sostenere gli esami universitari. Anni dopo, conseguirà l’abilitazione per l’insegnamento fino ad ottenere il ruolo.

“Il diverso fa paura perchè non si conosce. E quello che non si conosce può essere forte e può addirittura piacere. Ma, lo voglio ribadire, sordo non significa scemo, ci sono sordi molto intelligenti”. E se si interviene presto, già nella prima infanzia, con un’educazione mirata e il giusto supporto, anche i bambini sordi possono imparare ad esprimersi e ad interagire. Crescendo potranno studiare e realizzarsi. Tranne casi in cui l’ipoacusia si somma ad altre patologie, i sordi possono parlare, se qualcuno glielo insegna, andando oltre ogni stereotipo.

E se da un parte i preconcetti sulla sordità sono ancora diffusi, dall’altra qualcosa si muove: in Italia la parola sordomuto è stata abolita nel 2006, con la legge n. 95, perché ritenuta offensiva e imprecisa. Nel 2021 la stessa Lis, Lingua dei segni, è stata riconosciuta lingua ufficiale dello Stato, e in alcuni Comuni, tra cui Pescara (città di residenza di Maria) è ora possibile accedere agli uffici dell’Urp e richiedere un tablet per una video-chiamata con un interprete.

Video presentazione di Maria in Lis

Ogni traguardo è una tessera che si aggiunge ad un puzzle senza forma, che cambia via via, unendo le tappe della storia privata di Maria a quelle di un’intera comunità (i sordi cosiddetti profondi, in Italia, sono circa 60 mila su un totale di 60 milioni di abitanti. E ogni anno si conta in media 1 bambino su 1000 con sordità congenita o sviluppata precocemente. Fonte Ens).
I sordi non sono tutti uguali. Ci sono gli oralisti, che leggono il labiale, i segnanti, che usano la Lis, e quelli come Maria, che sono bilingue. “Ho imparato la Lis per cultura personale” afferma soddisfatta.

Oggi Maria Tentarelli è delegata provinciale Ens, Ente nazionale sordi, per l’area Scuola, Università e Famiglia. “Ogni volta che ci penso, mi dico che è un paradosso essere arrivata fin qui. Da ragazzina desideravo tanto il sostegno, ma mio padre era contrario e non lo chiese mai. Oggi sono proprio io che sostegno gli studenti con difficoltà”. I puntini del destino continuano ad unirsi come vogliono.

 “Con i miei ragazzi, mi accorgo di avere una chiave in più per entrare in connessione – conclude -. Sono una di loro. So cosa significa avere delle fragilità. Per questo, punto su un legame autentico che possa andare oltre le regole e le competenze scolastiche”. 

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Maria all’ingresso della scuola G. Pascoli di Pescara

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