“Questo è il mio corpo e decido io”. Perché è bene continuare a parlare di una filastrocca tanto discussa.

La parola consenso sta entrando sempre più spesso nei dibattiti, ma non riguarda solo la sfera adulta e la politica. Qui l'intervista a Silvia Contenti, insegnante di danza, una vita tra musica, palcoscenici, bambini e 80mila followers su Instagram.

Dall’hip-hop al musical, prima da ballerina poi da insegnante. Campionessa di Don’t Forget The Lyrics, (cananle 9 del digitale terrestre) Silvia Contenti vive nella danza da sempre, organizza laboratori, corsi, spettacoli. Il palcoscenico è casa sua.

Un bel giorno, circa 6 mei fa, arriva a scatenare una pioggia di commenti e reazioni sul suo account Instagram con una filastrocca sul consenso che andrà virale. Questo è il mio corpo e decido io, tradotto da These Are My Private Parts. CLICCA QUI PER IL REEL

“È una canzoncina che ho trovato per caso e mi ha subito colpita. L’ho trovata molto chiara e potente, ho pensato a mio figlio, poi mi sono detta che poteva essere utile anche ad altri e l’ho resa in italiano con una mini-coreografia”.

In men che non si dica il reel comincia a girare e rimbalzare tra gli utenti di Instagram: “se lo avessi saputo prima, avrei curato ogni dettaglio” sorride.

Questo è il mi corpo e decido io è entrato infatti in molte famiglie, scuole, associazioni. C’è chi lo ha riconosciuto un inno all’educazione al consenso e chi, al contrario, ha scritto nei commenti che “se a scuola del figlio cantassero una cosa del genere ritirerebbe subito subito il bimbo, ovunque fosse iscritto”.

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Luca Iavarone, Silvia Contenti e i Metamostri

NON LA PENSANO COSì I METAMOSTRI

Personaggi di fantasia, colorati e pelusciosi, i Metamostri sono nati con l’obiettivo di aiutare i più piccoli a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri. Ideati da Luca Iavarone e prodotti da Ciaopeople, i Metamostri, protagonisti di libri e serie tv, hanno animato anche un reel insieme a Silvia.

IL MIO COPRO È MIO E MERITA RISPETTO

Insegniamo a poter dire Sì oppure NO a un abbraccio, a un gioco fisico, a un contatto, che ci fa sentire o meno a nostro agio. E allo stesso tempo insegniamo a chiedere il permesso agli altri prima di agire. Non è una regola: è un modo di costruire relazioni basate sulla fiducia. Una buona educazione affettiva aiuta i bambini a sviluppare rispetto e consapevolezza del proprio corpo.

Come sensibilizzare i piccoli al tema?
Oltre a cantare Whisky il ragnetto sale la montagna o Topolino topoletto si è infilato sotto al letto, possiamo cantare anche questa filastrocca. Si tratta di Educazione affettiva, consapevolezza, confini che proteggono”.

ll consenso diventa concreto quando entra nelle routine di tutti i giorni.

C’è anche chi è contrario?
“Certo, mi hanno fatto sorridere alcuni utenti che hanno criticato la filastrocca senza argomentazioni precise, ma solo con commenti riduttivi. Allo sterile “e secondo te basta questo”? ho risposto e rispondo che no, non basta, ma è un inizio. Il patto educativo si onora ogni giorno, con un’alleanza preziosa tra famiglie, scuole, comunità educante”.

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Silvia Contenti con Bumba e Kika dei Metamostri

Quale il punto più forte della filastrocca?
“Un adulto in cattiva fede batte sul fatto che i bimbi devono obbedire e così inizia l’abuso. Invece con questa canzoncina insegniamo ai bimbi a riconoscere quando dire di NO. Già a 3 o 4 o 5 anni, è un gran traguardo. Poi il tema va contestualizzato in base all’età dei bambini e al singolo caso. Non è un inno a essere oppositivi, non è un inno all’adultizzazione, non stiamo togliendo la spensieratezza ai bimbi. Gli stiamo insegnando a sapere prendere posizione”.

Determinazione e serenità per imparare a difendersi. Se lo insegniamo subito ai bambini, loro non faranno fatica a farsi rispettare e a rispettare gli altri.

Cosa ti ha colpito di più di questa vicenda?
“In molti mi hanno ringraziato dichiarando di aver subito in prima persona degli abusi, aggiungendo che se avessero imparato questa filastrocca da piccolini avrebbero saputo riconoscer che quello che stava succedendo era sbagliato. Messaggi così mi hanno scaldato il cuore. C’è ancora tanto bisogno di informazione”.

COSA POSSIAMO FARE:

  • chiedere “Posso?” prima di prendere in braccio un bambino
  • insegnare che anche gli amici possono dire NO ad un gioco
  • Far rispettare il NO ricevuto: un NO va accolto senza insistere

NEI GIOCHI TRA BAMBINI:

  • Facciamo chiedere al nostro bimbo se l’altro vuole giocare alla lotta o al solletico
  • Al momento dei saluti diamo l’esempio con una frase: “Vedi se il tuo amico vuole un abbraccio”?

Queste piccole esperienze aiutano i bambini a sviluppare empatia e rispetto reciproco, due competenze fondamentali per le relazioni presenti e future. E se qualcuno non vuole un abbraccio, non è maleducato. Rispettare la sua scelta è un modo per riconoscere che ha diritto a esprimere i propri confini.

E per finire, c’è anche un’altra filastrocca a tema: una nuova versione di Ambarabà Ciccì Coccò:

Ambarabà Ciccì Coccò
Un bacino te lo dò
Solo se lo voglio dare

Non ti voglio meno bene
Se il bacino non ti dò
Ambarabà Ciccì Coccò

(Silvia Contenti)

La foto di copertina è di Miriam Cianciosi ©

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